My Biography

Il mio nome è il primordio, il primo tentativo di comunicazione e da li parte il mio percorso di sperimentazione.
La realtà è irrilevante come un nome ed un cognome, sono soltanto parole . Siamo stati abituati fin dagli esordi a ragionare secondo la dottrina, per sentito dire, secondo il vociare altrui e quel dormire comodi di pensieri prefabbricati in recinti stretti, assuefatti da facciate in ginocchio a pregare il niente ci porta a morire di sicurezze, routine, punti fermi.
Ho intrapreso la via della sperimentazione totale per scoprire quello che no so, quello che non vedo tra pittura e poesia, o fotografia e scultura.
L'astratto è per me il non nulla, l'inconsapevolezza, l'antibiotico ad una realtà fin troppo chiara, spietatamente finta, meccanica sicaria della fantasia. La scelta di uscire da una pittura concettuale è per me un passaggio obbligato, il nostro mondo anzi il mostro mondo è già fin troppo chiaro.
I miei scritti hanno un capo ma mancano di punteggiatura perché voglio siano liberi, senza paletti, le mie parole escono senza sapere d'essere e non muoiono di incubi, anzi esorcizzano le mie visioni orribili, orrorizzonti li chiamo, leggere le parole verso le nubi per liberare il me dal D'io dell'idea di devoto schiavo.
Non ho altro da aggiungere che sappia già, il mio paesaggio è desertico, privo di illusioni, prodigo di emozioni, la consapevolezza dei minuti contati, la ricerca di momenti decontaminati, la voglia di essere libertà liberata.
Un cammino alla ricerca di consapevolezza porta dolore ma non esiste altra via se non disimparando. Tolto il niente restano i bimbi che giocano senza false speranze ed illusioni, come da piccoli anche con poco, senza sapere? Ed è lì che voglio tornare.

Khan Klynski

12 Marzo 2018

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