09 Ott 2018

Se siete arrivati fin qui è perché in qualche modo devo avervi colpito e ne sono molto lieta (faccine con occhi a cuore e sorriso ebete)

Vediamo se riesco a dirvi in poche (non sarà mai così ehehehe) righe, chi sono!

La mia storia parte da quando frequentavo la quarta elementare…

Ero solo una bambina quando la mia maestra rimase così sbalordita da un mio tema da chiedermi di leggerlo alla classe. Ero lì, nel mio scamiciato di Barbie, i capelli erano corti perché troppo ricci e mamma non sapendo come gestirli me li faceva tenere corti corti, a me non dispiaceva, ero una versione ricciolina di Fantaghirò. Stringevo il mio quadernino tra le mani, mi sentivo emozionata, la voce tremava un poco perché ero in ansia, più perché volevo fare colpo su tutti che per timidezza e iniziai a leggere. I miei compagni rimasero colpiti, per circa una settimana il mio tema fu l’argomento clou; lo dissero ai genitori, mi chiedevano di rileggerne qualche pezzo, i bidelli mi chiamavano la scrittrice… “La scrittrice” che incredibile appellativo potevo vantare! Poi esattamente come era nato sparì e una mattina tornai la Letizia di sempre.

In quinta elementare scrissi una poesia, mi ispirò la canzone “La dura legge del goal”, che all’inizio parla di fotografie. Ascoltavo tantissimo quell’audio cassetta nel mio walkman, mio fratello aveva deciso di regalarmi il suo walkman e lo portavo sempre con me! La poesia si intitolava appunto “Le fotografie” ed era molto profonda, ma non copiava affatto la canzone. La maestra rimase così colpita che la appese alla porta dopo averla riscritta su un foglio di cartoncino; in seguito sulla porta vicino alla mia poesia comparve un altro cartoncino con su scritto: “L’angolo della poesia” e tutti i miei compagni poterono appenderci loro poesie. Alcune erano delle scritte un po’ estrose, altre poesie d’autore scritte in bella grafia con allegati disegnini; “L’angolo della poesia” era così, a disposizione di tutti! La mia poesia, per cui, non ebbe i giusti riconoscimenti.

In prima media scrissi un tema veramente molto bello, ero in una condizione psicologica piuttosto triste avevano diagnosticato a mia mamma un cancro al seno e i miei inizialmente, per proteggermi, non mi spiegarono bene la situazione; ma percepivo ansia, tristezza e tensione in casa e mi sentivo molto cupa. Inserii in quello scritto molti passi melanconici che colpirono molto la professoressa. Mi chiese di leggerlo alla classe, ma eravamo alle medie e mentre ero in piedi, calzando i miei anfibi, la gonna lunga e il maglioncino di tre misure più grandi in total black, (una pre-adolescente dark) e con i capelli stretti stretti in un elastico (il solito problema dei ricci che ancora non avevo imparato a trattare, ma guai a tagliare i capelli corti); in piedi vicino alla cattedra, con in mano il mio foglio protocollo; notavo tra le righe da me scritte quando ogni tanto alzavo lo sguardo solo facce annoiate o che comunque non prestavano attenzione, ognuno si faceva gli affari suoi in sintesi. La professoressa volle mandarlo ad un concorso per giovani scrittori, ma semplicemente lo rimandarono indietro dicendo di non barare e che lo aveva scritto un insegnante. Quello fu il primo momento in cui toccai con mano la realtà…

Passarono gli anni delle medie e oltre ai temi scolastici obbligatori le uniche cose che mi cimentavo a scrivere erano fan-fiction sui miei personaggi preferiti di anime e manga del momento. Leggevo molti fumetti, diciamo che fu il mio periodo “nerd”.

Arrivata alle superiori avevo iniziato a maturate nella mia testolina il desiderio di fare la scrittrice, di vivere e guadagnare scrivendo. Partecipai al primo concorso letterario che mi capitò per caso sotto mano si chiamava “Borgo degli artisti” di Milano. Pochi mesi più tardi mi spedirono una lettera con su scritto che avevo vinto un premio e di andare a ritirarlo. Lì per lì scattò la guerra in casa! “Andare fino a Milano?!”, diceva mio padre, “E se questi non sono seri?! Ci siamo fatti un viaggio a vuoto!”. Lui era riluttante, ma solo perché voleva proteggermi dal sogno di fare la scrittrice, che io non immaginavo così tortuoso a quattordici anni. Voleva pensassi alla scuola e dopo all’università… Mia mamma lo convinse, lei mi aveva sempre spalleggiata nei miei episodi artistici (fare il provino canoro per partecipare a Saint Vincent, partecipare ad un programma per il canale Coming Soon Television intitolato “L’appartamento Veneziano” che mandava chi vinceva al festival del cinema di Venezia a fare i giornalisti; il programma era condotto da due giovani Marco e Giò. Non passai il provino, ma circa un anno dopo mi ricontattarono per partecipare e comparire a qualche puntata per un programma dal titolo: “Per un pugno di puntate” sempre da loro condotto, fu una bella esperienza)

Mia mamma a spada tratta mi avrebbe spalleggiata anche per andare a Milano a ritirare il suddetto premio, anche con l’incognita che potesse essere una truffa. Ci vestimmo molto bene, mio padre aveva giacca, cravatta, un bel Borsalino beige in testa e una ventiquattr’ore che per quanto ne so era vuota e faceva solo bella presenza.

Il concorso era serio e il premio vero, ripartecipai ogni anno vincendo sempre un premio fino al compimento dei miei 21 anni.

Divenni un po' la mascotte tra gli scrittori del borgo, ero partita che avevo solo 14 anni.

Era un meraviglioso ambiente, non davano premi in denaro o la possibilità di farti conoscere da case editrici, regalavano una giornata in cui si stava tra scrittori editi e non, famosi o signori nessuno, davano medaglie coppe, dividevano i premi in primo, secondo, terzo, poi premio generico, primo, secondo, terzo finalista; insomma molte categorie!

Seduta su quella sedia con le dita incrociate mi ripetevo: “Il primo, il primo, chiama me, chiama me!”.

Poi c’era un grande buffet dopo la premiazione e un meraviglioso parco a far da sfondo, fu un’esperienza formativa a 360 gradi.

Mio padre indossò quel Borsalino beige ogni anno accompagnandomi fiero; lo presi anche in prestito per farmi una foto il secondo anno durante un lungo viaggio di ritorno in treno con i mezzi su rotaie in ritardo. Indossò quel Borsalino beige ogni anno tranne l'anno in cui non potè accompagnarmi perché non c'era più...

Durante la terza superiore, inoltre, iniziai a lavorare per il giornalino studentesco, anzi ero vice redattrice, anche se era più che altro un titolo ufficioso e tenevo la rubrica di racconti. Da quel momento iniziai a capire che dovevo creare qualcosa di più reale, non solo racconti sparsi che mandavo a concorsi o pubblicavo sul giornalino studentesco. Iniziai a scrivere il mio primo libro. Tra la scuola e la vita sociale finii di scriverlo in quinta superiore, la mia migliore amica Rossella mi faceva da correttrice di bozze e leggeva nelle pause studio.

Dopo la maturità volevo spedire il mio libro a qualche casa editrice per provare a farlo pubblicare, ma ero molto inesperta e non sapevo come muovermi. A casa c’era una grande lotta mio papà voleva mi iscrivessi all’università, mentre io volevo prendermi un anno sabbatico e non pensare allo studio, ma provare a lavorare o capire cosa volessi dalla vita. Non ci fu verso, nonostante mia mamma fosse dalla mia parte mi toccò iscrivermi e svegliarmi all’alba per tutto il primo semestre, le lezioni erano dalle 8 alle 14 alla palazzina Einaudi a Torino, distantissima da casa mia… Ci andavo, arrabbiata e controvoglia, ma lo facevo. Il secondo semestre, invece lo passai a fare finta di andare passando le giornate in biblioteca con Rossella. Oppure con Hele, la mia attuale moglie, ai tempi stavamo per festeggiare cinque anni insieme e passavamo i pomeriggi al cinema o in biblioteca… Lei lavorava, ma trovava il tempo per stare con me.

Poi iniziai a lavorare anche io; facevo servizio civile presso il Comune di Torino. Di sicuro nessuno più poteva stressarmi che non frequentavo le lezioni, il dono dell’ubiquità non lo avevo.

Quella maledetta Estate mio papà si ammalò…

Un cancro fulminante che entro la fine di quell'anno lo portò via. Avevo concluso il servizio civile, avrei dovuto dare esami, ma invece che pagare la rata di Settembre in accordo con mia mamma mi dis-iscrissi. Lui era in ospedale e non lo seppe mai… Lui era in ospedale e non ci uscì più… Lui era in ospedale e l’università che già non volevo fare era l’ultimo dei miei pensieri.

Ero arrabbiata perché mia mamma da quando avevo iniziato le medie aveva lottato contro quella malattia uscendone vincitrice, anche se portandosi dietro non indifferenti problemi postumi e cicatrici. Finalmente si poteva vedere un po’ di luce, ma quella malattia bastarda colpì lui…

Mentre i mesi passavano e lui si spegneva su quel maledetto letto in quella camera dalle pareti gialle, mi diagnosticarono la sclerosi multipla.

Venuti a conoscenza di tutti i sintomi capimmo che ne ero già affetta da molti anni, ma da tutti venivo etichettata solo come: “La strana”, che girava solo con il gruppetto di coro, del giornalino, la migliore amica, la fidanzata… E tutte le piccole stranezze che facevo erano parte del mio personaggio non di qualcosa di più profondo.

Mi cadde il mondo addosso, non scrissi più, lasciai il mio romanzo chiuso in un cassetto, non tornai tra i banchi universitari, non feci nulla per un anno.

Lui non c’era più e la casa pian piano si era trasformata (sono un po’ le prime cose che si fanno per elaborare un dolore, modificare arredamenti, tagli di capelli, abbigliamento…) non sapeva più molto di lui; il suo "covo", il salotto, fu la prima cosa che modificammo trasformandolo nel mio studio. Avevo la mia scrivania con il pc, le mensole dove avevo sistemato le coppe e le medaglie dei miei premi letterari, la collazione dei DVD originali di Quentin Tarantino (il mio regista preferito e idolo indiscusso) e le fatine e i pixel che colleziono. Il televisore fu sostituito da un grande televisore a schermo piatto e spostammo il divano contro un'altra parete...

Era troppo difficile entrare in quella stanza senza le modifiche, sembrava quasi di vederlo ancora seduto sulla sua poltrona con la sigaretta in una mano e il bicchiere di caffè latte nell'altra...

Cambiai anche io... Da circa l’inizio delle medie e fino a quel momento io ero una “dark” vestivo solo di nero, con annesse borchie, smalto, trucco scuro, teschietti e bare usati come porta chiavi…

Poi una mattina aprii l’armadio e dissi: “Ma qui è tutto nero! Che tristezza!”

E pian piano mi rialzai, ci rialzammo tutti! Decisi di reiscrivermi all’università, con la voglia di impegnarmi e conseguire una laurea. Tra i banchi di scienze dell’educazione mi feci molte amiche, ricominciai anche con il coro scolastico (l’altra mia passione oltre la scrittura: il canto) e la vita aveva ripreso a girare; girava con le terapie e gli esami che quella stronza della mia malattia mi obbliga a fare ogni tot, ma girava.

Presi il mio libro dal cassetto e lo mandai ad una casa editrice, attendendo risposta iniziai a lavorare proprio con i bambini, il campo che avevo scelto come percorso universitario. Avevo poi 23 anni e avevo capito che sperare di diventar Faletti dall’oggi al domani non mi avrebbe dato da mangiare. L’università, poi, andò bene e mi pentii molto di aver aspettato… Di aver capito tardi l’importanza di uno sbocco lavorativo che non fosse solo la scrittura…

Mio padre sarebbe stato così fiero dei miei risultati universitari, ma in realtà so che lo è solo che può al massimo dirmelo in sogno.

La svolta avvenne, poi, nel 2014 quando decisero di pubblicare il mio libro, la casa editrice mi contattò, era entusiasta! Così nelle librerie e in e-book comparve “Apro gli occhi” ero finalmente ufficialmente una scrittrice! Anche se era meglio che continuavo le mie ore con i bambini o il lunario non si sbarcava.

“Apro gli occhi” come, appunto, il titolo e l'inizio di ogni capitolo suggeriscono racconta la storia della protagonista attraverso il senso della vista.

La metafora dello sguardo indica l'aprire gli occhi al mondo, aprire gli occhi e aver il coraggio di andare sempre avanti, aprire gli occhi e innamorarsi...

Un romanzo d'amore puro che descrive quanto il sentimento può salvare, completare e far maturare. Grazie al suo grande amore la protagonista riuscirà a far fronte agli imprevisti della sua vita e grazie a questo vivrà le sue gioie con un cuore ricolmo.

Questo viaggio ha inizio alle soglie dell'adolescenza e si conclude in età avanzata.

Citando il romanzo:

"Aprire gli occhi è come aprire la porta della propria esistenza, si varca la soglia e si inizia a vivere..."

Successivamente la casa editrice mi propose di fare un libro di poesie in collaborazione con altri autori, io accettai riluttante, non avevo mai scritto poesie… Ma perché non provare?

Fu il mio trampolino di lancio! A quanto pare le mie poesie piacevano e molto e con il libro di poesie guadagnai parecchio, mi proposero di ri-partecipare al progetto e scriverne sempre in collaborazione con altri autori. Ne pubblicai tre libri di poesie in collaborazione con altri.

Giunta a quel punto i miei scritti, ma soprattutto la poesia, divennero una missione: Ognuno di essi conteneva e contiene un messaggio in particolare:

“Indipendentemente da chi siamo nella vita di tutti i giorni leggere ci rende uguali! Con un libro in mano ogni possibile disabilità, disturbo, ansia, paura può sparire!”

Il tema della disabilità, della sensibilizzazione verso gli altri, se stessi, la natura, l’importanza del tempo che scorre sono in primo piano nelle mie opere.

In seguito la tecnologia sempre più fast e a portata mi ha aperto ad un nuovo mondo: il Self Publishing di Amazon con il quale ho pubblicato vari libri.

-“Magik”, libro di poesie che contiene molte tra le mie migliori poesie già contenute nei tre libri scritti a sei mani, ma rimodificate e altre poesie inedite.

Volevo aver a disposizione un libro di poesie che fosse solo mio senza la condivisione con altri autori. Al fondo è presente anche una biografia molto simile a questa.

-“Lety Xmas” che è uno special natalizio diviso in due parti.

La prima parte contiene tre racconti tutti ambientati nel periodo natalizio.

Volevo mostrare tre realtà diverse che in comune hanno solo, appunto, questa festività. Sono scritti secondo tre stili letterari differenti: la fiaba, il thriller e l’erotico.

La seconda parte contiene una raccolta di poesie che ho voluto lasciare come dono natalizio ai miei lettori.

-“Il Suono” che è un progetto ben più curato ed elaborato rispetto ai precedenti e che racconta la storia della protagonista prendendo spunto dalla mia esperienza in questi anni, come uno specchio dell’anima.

Praticamente è una biografia romanzata, ovvero la biografia di un personaggio che di fatto non esiste davvero, anche se prende decisamente spunto da una reale biografia, in questo caso la mia.

Il titolo è come detto: "Il Suono", ovviamente narra la storia attraverso il senso dell'udito...

Dopo aver scritto “Apro gli occhi”, decisi di provare a creare un progetto, molto più ampio e molto più grande...

I sensi sono importanti per me perché a colpa o per merito della mia malattia, la sclerosi multipla, ho dovuto imparare ad ascoltare e percepire il mio corpo e per cui anche i cinque sensi in maniera diversa. Ho dovuto re-imparare a sentire!

Così mi diedi come obiettivo quello di scrivere cinque libri per ognuno dei cinque sensi.

Tutti con una trama diversa e persino uno stile letterario diverso, (come detto il primo è un romanzo d'amore, il secondo una biografia romanzata), con la narrazione sempre raccontata attraverso uno dei cinque sensi.

Ma cos'è “Il Suono” oltre alla trama?

Beh questo vuole essere un romanzo sonoro! Infatti vi sono moltissimi riferimenti uditivi, dalla musica, alla natura, ai suoni cittadini, o voci di persone, chiasso di bambini...

Usando l'udito, come se tutto l'universo fosse un grande globo sonoro da cui partono le nostre esperienze, le nostre avventure...

Sto anche scrivendo “Il Gusto”, inutile dirvi che sarà un romanzo appetitoso, ma vi dirò di più... Sarà un romanzo erotico!

L’eros sarà esplorato attraverso il senso del gusto esaltando ogni sapore in modo sensuale…

Durante l’Estate, inoltre, con la mia allora compagna adesso moglie Hele, mentre eravamo a goderci il fresco in montagna in questa Estate torrida dove la gente in città si scioglieva; abbiamo iniziato a scrivere il romanzo che userà il senso dell’olfatto per raccontare la storia…

Sarà un libro thriller che vi terrà con il fiato sospeso!

Con la mia bella moglie appassionata di storie criminal; che mi aiuta molto spesso a curare le parti “gialle” dei miei scritti e che ha già collaborato con me nel racconto thriller contenuto in “Lety Xmas”, abbiamo pensato al titolo "Essenza"

Essenza è l’odore della benzina particolarmente presente nel romanzo, con un killer che usa la sua auto come arma; essenza il profumo delle ciambelle che l’ispettrice della polizia, assegnata al caso, tanto ama; essenza l’odore di uomo così intenso del collega con il quale lavora, collega che non le è indifferente; essenza l’odore del sangue che non può mancare in un thriller; essenza l’odore della polvere da sparo della Smith e Wesson dell’ispettrice, la sua arma fortunata.

Ed ecco che con una breve (buahahahahah) parentesi sulla mia produzione letteraria in crescita, torno a parlar di me!

Negli ultimi due anni per colpa della sclerosi multipla che mi ha fermata letteralmente impedendomi di camminare ho lasciato il lavoro di educatrice dedicandomi solo alla scrittura.

Fisioterapia, riabilitazione e la nuova terapia (un farmaco endovena tipo la chemioterapia che si fa ogni quattro settimane) mi hanno rimessa in piedi! Anche se non abbastanza stabilmente da poter uscire di casa in modo indipendente come facevo prima.

(io e la mia ormai migliore amica canula!)

Tranquilli! Come potete vedere non mi demoralizzo!

Ho il vostro affetto, l’ispirazione e anzi! Ora posso dedicarmi totalmente alla scrittura!

Inoltre a Dicembre di quest anno ho coronato uno dei sogni che avevo da quando ero piccola... Mi sono sposata!

La legge sulle unioni civili in Italia ha avuto una lunga gestazione, ma finalmente è arrivata e come me molti altri hanno coronato o potranno coronare il sogno di celebrare il loro amore e sancire la loro unione!

È stato un giorno meraviglioso, buon cibo, musica, balli e la compagnia di amici e parenti; mi sono scatenata così tanto che nei due giorni successivi non ho potuto alzarmi dal letto, ma non mi pento affatto!

Il mio papà non ha potuto accompagnarmi mentre percorrevo la navata, questo compito è stato dato a mio fratello, ma ho potuto percepire la sua presenza con noi per tutta la giornata.

In questa fase fatta di cuore, amore, palloncini e confetti, ho avuto l’ispirazione per un nuovo libro di poesie...

“Love”

Contiene poesia d’amore, ma anche erotica, mistica, magica (come mi piace descrivere la realtà), persino triste e che fa riflettere!

Direi che dopo questa minuziosa descrizione di chi sono, di come è nata la mia passione per la scrittura e quali sono le tematiche che mi stanno a cuore vi auguro una buona buonissima lettura di questo mio spazio!

Kiss!