Rovigo, 28 Maggio 2018

DESTINO ESACERBO

Son morto senza un fiore,
l’acqua del fiume era fredda,
non m’importava fosse la fine d'agosto.
Il bicchiere sulla scrivania era vuoto,
odorava d’aceto l’ultima goccia di vino
che disegnava il fondo di rosso.
Solo un soffio in gola è stato il respiro della mia vita,
nonostante io abbia indossato scarpe piccole e grandi,
mi hanno portato in unica direzione,
all’inferno… e non in paradiso.
Quante cose avevo rubato per diventare un uomo,
lacrime nascoste tra i desideri,
parole volate via senza che nessuna se ne accorgesse,
disperse da un mulino a vento.
Restai con un chiodo piantato dentro il cuore,
un diavolo con un’ala spezzata e fustigato dal vento,
rimasto odiata gramigna,
l’albero spoglio dalle foglie di un destino esacerbo.

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