Universal Message

Ai miei primi anni… infermo ero e lontano

da tombe amate… udivo dei compagni

il suon del sonno, uguale e piano,

sommosso da improvvisi lagni;

e, solo, e come chi non sa se giunga

mai, troversava con il mio martirio

io tutta l’oscurità, lunga,

con, sopra, il fisso occhio di Sirio. 

E nella notte giovinetto insonne

vidi la luce postuma, lo spettro

dell’alba: tremole colonne

d’opale, ondanti archi d’elettro.

E sotto i flessili archi e tra le frante

colonne vidi rampollare il flutto

d’un’ampia chiarità, cangiante

al palpitare del gran Tutto. 

Ti vidi, o giorno che dalla grande Orsa

inopinato esci nel cielo, e trovi

le costellazïoni in corsa

dirette a firmamenti nuovi!

Ti vidi, o giorno che su l’infinita

via delle nebulose ultime e sole

appari. M’apparisti, o vita

che splendi quando è morto il sole.

Un alito era, solo, per il miro

gurge, di luce; un alito disperso

da un solo tacito respiro

e che velava l’universo:

come se fosse, là, per un istante,

immobile sul sonno e su l’oblio

di tutti, nella sua raggiante

incomprensibilità, Dio!

 

 

Venezia, 26 Luglio 2017

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