Universal Message

"agreste dalle vene in penitenze"

Ci siamo chiesti invano, dalla prua di un divano cucito a mano, di quanto fosse vano tentare di dipanare il filo del discorso da un contorno contorto ed umanamente vacuo.
Forse sarà quel senso di concordata veemenza nell'andare a capo senza dare il sesso al respirato, una volta che il caprio abbia espiato la sua colpa dettando legge sotto il peso disinibito di una parola appuntata a mena dito come un mantra.
Non mi resta che ricordare il rumore fuori onda delle lacrime che intaccano la carta, quel rantolo alla bocca dello stomaco che indichi il ritorno a monte della sillaba sbagliata, sbadigliata ma inghiottita come l'alba che, non convinta di piacere si riassume sotto terra per ricettare quello stimolo infelice, le permetta di rigettare nell'indifferenza dei cassonetti il maledetto karma all'arma bianca, avara come un lembo di carne dissalata.
Ci chiederemo nel cuore di un sospiro articolato quanti zigomi facciano un sorriso, quanto sia importante reggere le spalle al silenzio unendo il cosmo di tutti quei massaggi vocali nell'etere, come puntini di un disegno enigmatico che renda un disegno superiore al corpo decaduto delle nostre ostentazioni da circo massimo.
So che un giorno ci rivedremo al fronte e che col seno ebbro dell'essere, convinti di avere capito le massime del calendario gregoriano, ci riabbracceremo ancora sotto questo immenso cielo di stele, come braci resistiti al più impotente dei temporali estinti.
Grideró al miracolo della resurrezione strisciando nelle taverne di cartapesta ancora una volta, più spesso, esteso come il riflesso della schiuma all'interno dei bicchieri sbeccati, contando le onde di un mare avaro che non carezza il mondo ma lo consuma di ritorno nella risacca palesata valsa a risolvere il problema del silenzioso cardiopalma, la manovra di un rigetto di Vasalva per riportare a Zeno gli spifferi.
Adesso ti consiglio di restare ed andare il più lontano possibile se ancora c'è qualcosa da ridire ma fare senza più sorridere come in quel gatto abbandonato dalla notte al sogno vuoto, se almeno ci riflettano i nostri specchi, per un memento, se si è capito che due fari, anche se accesi, da nessun dio lo riconducono a risposta, solo uno schianto ed il bisogno d'amare che sarà l'incanto dall'ora più buia.

Buona fortuna.

Bologna , 13 Marzo 2021

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