Foggia , 12 Marzo 2019

(Impressioni di settembre - Tashy)

...tic!...tac!...tic!...tac!...tic!...tac!Era la colonna sonora di quel pomeriggio.
Un cadavere vivo sul divano, con le braccia incrociate dietro la testa.
E silenzio.
Tanto silenzio che, a far attenzione, riuscivi a sentire la danza della polvere che si posava e i passi felpati del gatto che avanzava.
Con gli occhi a ripassare il soffitto, in una lettura conosciuta a memoria, e nel silenzio caotico, quel terribile...tic!...tac!...tic!...tac!...
Giuro che se non fossi stato così morto, mi sarei riesumato dal divano per schiantare a terra quel maledetto orologio.
Magari, prima, gli davo pure un nome...
Ti è mai capitato di essere convinto di non pensare a niente, mentre, tutto ad un tratto realizzi che pensavi semplicemente la stessa cosa!!? Realizzi che tu e il pensiero siete diventati la stessa cosa.
Sempre quel pensiero fisso, che è diventato una sorta di "tic, tac" del tuo sperare di essere vivo.
Come se si fosse sostituito, o sommato, al naturale respirare.
Un pensiero che è riuscito a diventare parte di te. Quasi non te ne accorgi, come non ti accorgi che il sangue fluisce dentro. Ma lo fa. E guai, se non lo facesse!?!
Già!
Solo che il sangue serve. Pensare, ti distrae dal presente.
Pensare al presente...
Pensare!
Il presente!
Era proprio ciò che non stavo facendo più.
L'ultima volta che lo avevo fatto era già passato.
Ma era già un passo avanti.
Stavo pensando a qualcosa di diverso.
E non era più un semplice "pensare". Assomigliava piuttosto ad un "riflettere".
Stavo riflettendo. E man, mano che lo facevo, riflettevo anche una nuova luce.
Forse è così che iniziano le letture di quei libri che ti hanno regalato, ma che non hai mai sfogliato!?!
Smetti di pensare di voler leggere e inizi a farlo. E rifletti.
Quando rifletti, prima o poi la tua luce abbaglia qualcuno.
E senza sapere il perché, sei già a metà strada, per incontrarla.
In una città dove c'è il mare.
Ascolti, senti e parli. Il mare che fluttua davanti, e quello delle barche, alle tue spalle, poco distante.
Poteva essere amore al primo incontro, invece fu solo sesso, ma di quello buono.
È questo che incoraggia il giorno dopo.
Amava il gelato e lo sapeva leccare.
《Aveva prenotato un tavolo in un luogo di quelli definibili "solito".
Lui accettò per il semplice piacere di rivederla.
Lavò la macchina, per l'occasione e andò a prenderla puntuale. Durante il discorso, dirottò percorso e la portò a casa...
Lui sembrava uno di quei personaggi dei fumetti, e lei era già Principessa.
Il resto non aspetta, ha fretta》
...tic!...tac!...tic!...tac!
E dopo la notte, è di nuovo pomeriggio!
Un corpo vivo sul divano, con le braccia incrociate dietro la testa.
E silenzio.
Così tanto silenzio che, a far attenzione, riuscivi a sentire anche quello.
E lei che avanza, imperatrice elegante, sui suoi tacchi sottili dello stesso colore dell'indumento segreto.
La sentivo passeggiare per le stanze e
...tic!...tac!...tic!...
Tac!!
La danza dei suoi passi, si ferma.
Ti guarda maliziosa.
Tira su quel lembo di gonna.
Quel tanto che le consente di piegare il ginocchio e sollevare la gamba.
Si sfila, una alla volta, le scarpe prendendole dal tacco e...
con tutto lo stupore che già conosco, diventammo ancora intimi, dimenticando ogni ricordo.
(Tashy)